mercoledì 20 aprile 2011

Circa la proposta di tassare il trasferimento di denaro degli stranieri residenti in Italia

Leggo sull'ultimo numero del Corriere Valsesiano la proposta di legge firmata dal deputato valsesiano Buonanno che prevede di tassare le transazioni finanziarie degli stranieri residenti in Italia. Altrove ho letto di una sua dichiarazione a riguardo dove afferma che questi sarebbero:


" furbi che piangono miseria qui e poi si fanno la casa nel loro paese".

Non entro in merito alla liceità di detta proposta, lascio agli organi competenti queste valutazioni. Mi preme però ricordare all'onorevole Buonanno che i loro onesti guadagni sono già tassati e che personalemente ritengo ingiusto che siano sottoposti a un'ulteriore gabella.

Inoltre, da valsesiano di origine, vorrei ricordare a tutti che dalla nostra bella valle, ma ahimé povera di risorse in un passato nemmeno tanto lontano, in tanti sono emigrati verso altri paesi europei e oltreoceano e proprio con l'intenzione di sfamare le loro famiglie e di potere un giorno costruirsi una casetta di proprietà dove ritornare dopo tanti anni di lontananza. Trovo questa intenzione, ieri come oggi e per ogni migrante, un'ambizione degna che deve essere oggetto del nostro plauso piuttosto che della pubblica derisione

Dal punto di visto pratico, poi, questa proposta indurrebbe gli stranieri a trovare altri modi meno ufficiali di trasferire il denaro, alimentando così circuiti paralleli per ottenere lo stesso scopo.

Mi spiace che la Valsesia e Varallo in primis rischino di diventare lo zoccolo duro dell'intolleranza e dell'insofferenza verso lo 'straniero'. Siamo tutti migranti, da che il mondo esiste, ed è proprio grazie a queste migrazioni che i popoli si arricchiscono e le razze migliorano.

I valori di un popolo e di una terra sono tali quando sanno comunicare e interagire con i valori degli altri popoli e delle altre terre, altrimenti sono barricate che portano all'isolamento e all'ignoranza.

sabato 2 aprile 2011

sabato 19 marzo 2011

Le cartoline della resistenza valsesiana di Arnaldo Musati



Oggi, 19 Marzo, ricordo mio padre con questi suoi acquarelli sulla resistenza valsesiana, diventati cartoline commemorative. Ricordo anche Clemente e Attilio Musati, entrambi morti per riportare la democrazia in questo paese.
http://www.storia900bivc.it/pagine/disegni/musati/

lunedì 31 gennaio 2011

Terra Venduta di Claudio Cordova


http://www.laruffaeditore.it/pagina.asp?id_c=2&action=details&cat_id=4&prod_id=348&pag=1&parola=cordova&cat_id_serch=0


Terra Venduta di Claudio Cordova

Così uccidono la Calabria

Conosco Claudio Cordova, un giovane giornalista calabrese di cronaca nera e giudiziara. Una persona compita ed educata, come spesso sanno essere i meridionali, eppure deciso e coraggioso perlomeno a giudicare da questo suo reportage sull’Anonima rifiuti calabrese, che poi tanto anonima non è, e nemmeno solo calabrese, ma andiamo con ordine...

Con uno stile fresco e asciutto e con la precisione lessicale di chi è avvezzo alle aule dei tribunali e ai verbali della polizia, Claudio Cordova, come un novello Dante, ci fa da guida nell’inferno che sta sotto la sua terra, una Terra Venduta come intitola il suo saggio pubblicato nel Maggio 2010 per i tipi di Laruffa editore.

lunedì 17 gennaio 2011

Cerco pre-lettori per il nuovo romanzo

Chi vuole ricevere in pre-lettura la bozza ancora inedita del mio nuovo romanzo mi mandi qui o a fabio_musati@yahoo.it l'indirizzo di spedizione e riceverà la bozza del manoscritto e una scheda di valutazione che mi aiuterà nella revisione finale.
E' un giallo-horror di ambientazione fanta-storica nella Milano del 2048. In qualche modo è il sequel di Tramonto Falck, in quanto ricompaiono alcuni personaggi e, in parte, gira intorno agli stessi luoghi quarant'anni dopo.

Per questo giro sono a posto, ma ci sarà un secondo giro tra uno/due mesi.

martedì 14 dicembre 2010

Questo non è un paese

Parafrasando Cormac Mac Carthy, questo non è un paese per vecchi che vogliono andare in pensione, per giovani che vogliono studiare, per quelli che vogliono lavorare, per donne che vogliono contare senza fare le veline o le escort, per i ricercatori, per i professori, per gli operai della Fiat, per gli onesti, per uomini, per la democrazia.
E' ormai un paese per ladri, ruffiane e puttane.
Questa è stata la lezione (l'ennesima) di oggi.
Giovani, andatevene!

sabato 11 dicembre 2010

In viaggio con l'artista Carlo Andreoli (ALO)

In viaggio con l'artista Carlo Andreoli (ALO): "Il viaggio inizia una sera sul lungo Po, dentro quelle acque torbide e scure che si direbbero più generose di rifiuti che di storie da racco..."

Il crepuscolo degli eroi

La nona ora della liturgia cristiana corrisponde alla preghiera di metà pomeriggio, alle 15 per esattezza.
In quest’ora di passaggio della giornata, Papa Wojtyla viene colpito sulle gambe da un meteorite di medie dimensioni. Il suo corpo, addobbato come per il Giubileo, è steso a terra, le mani tengono con fermezza l’asta di un crocefisso. Il Papa tiene gli occhi chiusi, una ruga gli corruga la fronte, ma nel complesso il suo viso è sereno, non pare quello di qualcuno che ha subito una tale condanna dal cielo, non sembra morto, ma solo sognante oppure concentrato in preghiera. Le sue vesti non sono lacerate dal grosso masso nero e nemmeno insanguinate, come se il meteorite fosse stato appoggiato con attenzione sul suo corpo già disteso. Dall’alto, un tamburino in tenera età, seduto in una nicchia con i piedi sospesi sulla scena, alterna la totale immobilità a un ritmo stentato e impreciso. Il tutto crea una situazione di tempo sospeso, dove si attende da un momento all’altro qualcuno che narri o canti la scena, oppure che innalzi un inno o un salmo, invece non succede nulla, solo l’iterazione infinita del battito irregolare del tamburino che non risveglia il Papa, sempre disteso a terra. Nessuno interviene per liberare il suo povero corpo intrappolato sotto il meteorite, un signore in divisa non lo lascia avvicinare da nessuno.

Intervista ad Ale Senso [BONUS: photogallery]

Intervista ad Ale Senso [BONUS: photogallery]

venerdì 3 dicembre 2010

Il mondo in vetrina di Carlo Andreoli

Le grandi metropoli allo specchio. Il mondo spiato attraverso la superficie trasparente di una vetrina, come se fosse in vendita. In un gioco continuo di riflessioni e rovesciamenti dell’immagine l’obiettivo cattura la realtà composita del dentro e del fuori. Cosa c’è dietro una vetrina di Londra? Un cab, un lampadario, dei tavolini, una palazzo elegante, un passante? Cosa è dentro e cosa è fuori? La bambina che piange o che riflette sotto all’Empire State building di New York è stata dimenticata dentro a un negozio oppure è l’immagine riflessa di un manifesto pubblicitario? Il pane e il vino posti ai piedi di un grattacielo sono simbolo di comunione o di commercio? Lenin osserva pensieroso dalla finestra una San Peterburg che non riconosce più come la sua Leningrad oppure è solo un cimelio comunista per turisti?


Sono paesaggi urbani, dove la natura si manifesta solo per confondere e sporcare la nostra visione del mondo: gocce sull’obiettivo, raggi di luce come striature della realtà.

Il mondo ci rovescia continuamente le sue immagini che ci appaiono reali e incontrovertibili, solide testimonianze di un presente certo e promessa di un futuro obbligato a essere più grande, più bello, più veloce.

E’ sufficiente una lastra di vetro per insinuare in noi il dubbio che tutto quello che crediamo essere il nostro presente non è altro che una riflessione della nostra paura, una parete trasparente dietro la quale crediamo di nasconderci.

Ci sediamo come un piccolo Buddah nudo a meditarci su, ma forse siamo solo i soggetti di una nuova pubblicità di uno shampoo.

Foto di Carlo Andreoli
Testo di Fabio Musati










Tre foto della presentazione di Sesto

 Sembra più una riunione di un consiglio di classe dei genitori di una materna che una presentazione!


Foto di Gianfranco Candida

Un ritratto artistico eseguito da Carlo Andreoli (ALO)

Così mi vede l'artista Carlo Andreoli. La foto l'ho fatta col telefonino, vale quello che vale. Chi vuole ammirare l'opera faccia una salto da me.